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Scienza nel peluche



Basta un abbraccio





Possibile che un orsacchiotto di peluche vi aiuti a dominare ansie, depressione e addirittura il terrore della morte? Secondo i ricercatori dell'università di Amsterdam non solo è possibile, ma esiste ormai un'evidenza scientifica che toccare, prendersi cura e magari portarsi a letto il proprio pupazzo preferito, aiuta chi non è particolarmente dotato di autostima a divenire mentalmente più forte nell'affrontare la vita e le angosce che essa ci riserva, ma soprattutto il timore della morte. 







Quasi tutti gli esseri umani hanno paura della morte, ma ce ne sono alcuni per i quali questa diventa una fobia (tanatofobia) ed è proprio su questi soggetti che l'abbraccio di un bell'orsacchiotto di pelo pare far miracoli.
In questo caso la scienza non fa altro che mettere il suggello su un fatto che è alla portata di tutti, specie quando si è bambini, ma rimane anche in età adulta, se solo si supera la vergogna di portarsi a letto la giraffa di pannolenci tanto amata. Si sapeva che il semplice toccare (senza alcun riferimento alla sfera sessuale), un altro corpo umano, genera un sollievo per chi soffre di stati d'ansia e depressione. Tutti noi, diciamolo senza paura, quando la notte porta l'incubo peggiore, quello che ti fa svegliare madido di sudore, vorremmo avere la nostra coperta di Linus, da tirarci sul corpo per scacciare gli alieni che ci stanno raggiungendo con i loro virus mortali. E la coperta di Linus è proprio l'orsacchiotto o la zebra o il koala, insomma, a seconda della fantasia e della simpatia, l'animale morbido, peloso, le braccia spalancate e lo sguardo sempre rassicurante, che ci è stato regalato da piccoli e che non abbiamo, del tutto inconsciamente, mai voluto relegare in cantina o regalare a un altro bambino. Ho ancora un piccolo Pluto (il cane di Topolino) di legno e con le ruote, che mi portavo a letto quando «il diavolo andava in carrozza» (il tuono, secondo mia nonna). È ancora lì, dopo oltre mezzo secolo e non lo darei via per nessuna cifra. Solo la vergogna m'impedisce di portarmelo sotto le coperte, quando nel sonno mi trovo davanti a eserciti senza volto che m'inseguono con armi devastanti.
Gli olandesi l'hanno chiamata «hug therapy» (terapia dell'abbraccio) e pare molto utile a chi, dotato di scarsa autostima, è pervaso dall'ansia della morte precoce. Sander Koole, psicologo dell'ateneo di Amsterdam, afferma che chi ha un'eccessiva paura della morte, trova conforto anche solo nell'entrare in connessione interpersonale con gli altri, ancor più se ne sfiora o tocca transitoriamente i corpi, quasi a volersi convincere del tutto che non si tratta di fantasmi ma di vere vite, come la propria.
Nell'esperimento degli olandesi, un gruppo di persone dotate di scarsa autostima, cui viene appositamente ricordato che la morte è sempre in agguato, trae notevole conforto dal toccare un orsacchiotto di peluche rispetto al gruppo cui, il ricordo di questa terribile spada di Damocle, viene risparmiato. Non solo, ma il primo gruppo valuta che il peluche costi il doppio, rispetto al secondo gruppo.
Koole ritiene che questo «abbraccio con il peluche» diventerà presto una terapia aggiuntiva a quella tradizionale contro ansia e depressione.
Fuori il koala e il succhiotto dunque e la notte sarà fatata. Purché qualcuno non accenda la luce.

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